Dei ragazzi fanno un antologico. Lo pubblicano. Diventano ricchi.

 

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« Era il Lucca Comics 2014, lo ricordo benissimo. Impazzava uno dei famosi dopocena nella casa Mammaiuto. Ma il silenzio calò improvviso quando il presidente, scenerando dal suo sigaro nel bicchiere di Ravazzani, ci disse:”Dovremmo fare un antologico: ognuno fa una storia breve così non fatica, viene fuori un bel libro consistente che possiamo far pagare tanto, imbottiamo un po’ di soldi per l’associazione¹ e almeno c’abbiamo margine per fare altri libri. Che ne dite?”
“Alla grande presidente, grande idea! Ci mettiamo un cazzo e facciamo i soldi veri! BIG MONEY! TI SHOTTO MENTRE FACCIO LA RAPA!²” rispondemmo tutti unanimi, tranne Ravazzani che era impegnato a sputare il suo succo di barbabietola. »

Questa la testimonianza diretta di uno dei presenti, che preferisce restare anonimo. Da qui in poi il lavoro di ricostruzione è stato arduo, per risultare poi incompleto. Abbiamo cercato di attenerci ai fatti, ma spesso, nei momenti che seguirono quella sera, la realtà non sembrò particolarmente realistica.
Aprirono immantinente un gruppo su fb dedicato allo sviluppo del progetto. Durante la prima entusiasta riunione, si era già deciso che l’antologico non avrebbe avuto un tema o un filo conduttore estetico, ma che tutti gli autori avrebbero raccontato la stessa trama. Si trattava a quel punto di trovare il soggetto che ognuno avrebbe sviluppato. 
La forma del soggetto doveva essere elegante e minimale: rassicurati dal recente successo di Ratigher
³, sarebbe diventato anche il titolo dell’antologia. Il brainstorming si scatenò immediato, impetuoso e incomprensibile, scaturendo alcune perle comiche come: “Un uomo può prevedere tutto. Si annoia… ma lo aveva previsto.” e “Un uomo perde la memoria. La ritrova. Non è la sua.” O Poetiche, come: “Coprifuoco. Tutti in casa a luci spente. Si vedono le stelle.” Tragiche: “Una donna perde un figlio. Lo ritrova. È morto.” E Checco Frongia: “Un uomo paga la spesa con la carta. Gli danno in cambio un bambino.”

Dopo top five, scremature, sondaggi incrociati e cabala fu un soggetto di Giusy Gallizia, l’ultima arrivata e spesso trattata con sufficienza dai fondatori, a spuntarla: ”Un ragazzo parte per un viaggio. Ferisce qualcuno. Non torna più a casa.” Questo soggetto, probabilmente già proferito nel corso della prima riunione e subissato di insulti, nella sua potente semplicità rischia di demolire l’intero collettivo. Arrivano le prime proposte di storie da parte degli autori, e scatta il tafferuglio. È fine novembre. Il caldo novembre del 2014. Sul significato da attribuire all’atto del ferire si accendono discussioni furiose, al limite del ferimento, che vedono solitamente partecipi due schieramenti: Trinchero che dice che non approva la ferita descritta perché non la ritiene responsabilità del protagonista, e tutti gli altri che gli dicono di smettere di dar fastidio. Si rende comunque necessaria un’altra riunione, in cui Trinchero non convince nessuno, ma che per qualche motivo porta tutti ad abbandonare i primi soggetti sviluppati e a proporne altri. Alcuni ricercatori sostengono che ogni autore abbia proposto in media 37,6 storie, prima di trovare quella che avrebbe in seguito effettivamente disegnato.
Mentre i più rapidi si mettono al lavoro e iniziano a farsi massacrare gli storyboard da tutti gli altri, che vogliono rallentarli per non sembrare in ritardo, sorge il problema copertina. A chi affidare l’esterno di un albo così eterogeneo dal punto di vista dei segni? È giusto che un autore all’interno del libro diventi rappresentante di tutta l’estetica dell’antologia? No, naturalmente. E quindi chiama il Berton ¼, commisionagli la cover, e prenditi la briga di approvare e poi cassare tutto quello che ti propone. Nel frattempo è luglio. Il caldo luglio 2015, e nessuno ha più di tre tavole definitive. Daveti inizia a impaginare un libro vuoto, un file ipotetico, di cui si fa la correzione bozze di pagine per lo più bianche, trovando svariati refusi. E sta finendo agosto. Il caldo agosto 2015.Come è possibile che il libro sia effettivamente in stampa ora, il 9 di ottobre 2015, il caldo ottobre 2015, con una copertina così spettacolare e 10 storie della madonna? Come, dopo centinaia di post, migliaia di commenti, decine di bestemmie (quasi tutte di gioia), quell’albo sarà disponibile allo stand Mammaiuto alla Selfa Area di Lucca Comics 2015? Quando, il numero incalcolabile di vignette scartata, modificate, colorate, decolorate, sbozzettate, disapprovate, è diventato un libro?

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Gli storici sono divisi sulla questione, chi avanza ipotesi di falle spazio-temporali, chi più banalmente propone teorie di “tirato via a cazzocampana”, chi confida che molti avessero le loro storie già pronte da tempo e tutto il ritardo fosse uno scherzone architettato da Ravazzani ai danni del presidente. In ogni caso, il collettivo ha resistito e sarà presente a Lucca 2015 per vendervi questo esoso elaborato° e fare finalmente i soldi facili.

1. L’associazione Mammaiuto trattiene il 20% sui guadagni di tutte le vedite, il resto va diretto agli autori del libro. In questo caso il lavoro degli autori è stato regalato all’associazione, per fare un po’ di cassa appunto.
2. Non bisogna mai prendere decisioni a Lucca Comics. Si è sempre troppo carichi per effetto gita, scarsamente lucidi per la stanchezza e di solito ubriachi. La frase gangsta è uno dei tormentoni del Lucca 2014, naturalmente inventato da Palloni, non è mai stato chiaro in che modo vada contestualizzato.
3. “Le ragazzine hanno perso il controllo. La società le teme. La fine è azzurra”.
¼. E qui la scelta è stata facile perché è il miglior copertinista d’Europa.
0. Che poi magari abbiamo fatto un casino con il file, o la tipografia scazza tutto, e non abbiamo nessun libro per Lucca.

 

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