Battute

Illlustrazione di Rita Petruccioli

Ultimamente sto messo male con l’umorismo: il caso Louis CK m’ha dato una botta pesante. Parliamo di un autore che citavo almeno due volte al giorno. Lo scandalo mi ha tolto parte del mio lessico quotidiano. Non perché creda che l’opera abbia perso valore, ma perché ogni volta penso a tutta la storia, mi viene tristezza, e non riesco a usare le parole. Ho un rapporto emotivo con la comicità. Dal caso Luttazzi in poi la mia vita è diventata una ricerca continua di spettacoli di stand-up. Amo ridere, amo l’intelligenza, amo le parole, amo mettere in discussione le consuetudini. Sento una vicinanza affettiva con chi si sforza di far ridere mentre ci ricorda che la vita è solo una cavalcata. Per liberarci della nostra ansia quotidiana di non essere mai all’altezza, e dalla presunzione di non avere mai torto, la comicità deve affrontare tutti i temi. In particolare le cose che ci fanno soffrire, che ci fanno paura, che ci disgustano. Morte, violenza, solitudine, merda e sesso. Di questo deve parlare la comicità perché abbia senso. Del terrore di trovarci un giorno ricoperti dai nostri escrementi, in agonia in un letto di ospedale, soli perché abbiamo visto già morire tutti quelli che amavamo e tutti quelli che odiavamo e ora siamo dei vecchi a cui nessuno presta attenzione. E comunque vorremmo scoparci l’infermiera. Badabum Tsh!

Lo stupro non afferisce al sesso. Lo stupro è una forma specifica di violenza. La violenza non ha necessariamente a che vedere con il dolore fisico. La violenza è data dalla disparità, dalla mancanza di consensualità, dallo squilibrio di potere tra gli attori coinvolti. Uno schiaffo può essere una dimostrazione apprezzata di affetto, se dato durante una sessione di sesso kinky. Una carezza può essere una forma di violenza, per esempio se avviene in un luogo di lavoro e tra colleghi su diversi gradi gerarchici.

Una battuta sullo stupro, un rape joke come viene definita in ambito anglofono, è una battuta che ha come tema principale lo stupro. Può far ridere o no, in base al fatto che sia una buona battuta o meno. Non si può valutare la liceità di una battuta dalla sua efficacia comica, perché l’umorismo è soggettivo: troverai sempre qualcuno che non ritiene divertente qualcosa che ti fa morire dal ridere. Una battuta su uno stupro è tale solo se consapevole, e l’autore può assumersene la responsabilità. Se uno stupro viene descritto senza che l’autore si renda conto che sta parlando di uno stupro, a prescindere dalla riuscita della battuta, bisogna porsi delle domande.

Come mai un autore di testi e disegni, una persona giovane e che lavora professionalmente con il significato di parole e immagini, ha una così bassa consapevolezza di temi così centrali? Dove stiamo sbagliando? Aggredirlo, indignandosi dell’oltraggio alla decenza pubblica, è solo il sistema più semplice per non affrontare la questione. Carichiamo sulla sua schiena lo sdegno e lo spingiamo a sassate nel deserto, per liberarci di tutte le colpe. Per un autore di testi e immagini dovrebbe far parte della professionalità minima un certo grado di consapevolezza rispetto a questioni di genere, razziali e politiche. Non fosse altro per utilitarismo: dire certe cazzate può costare una carriera. La cultura in cui viviamo immersi implicitamente legittima o depenalizza la violenza esercitata su tutte le categorie diverse da: uomo, bianco, cisgender. Potreste non essere d’accordo. Ma, lo dico per la vostra carriera e per la vostra serenità, non sembrare degli stupratori è molto più semplice di quello che crediate. Siate gentili, non prendetevela con categorie intere di persone, usate le generalizzazioni in maniera ironica, informatevi su cosa sia il consenso in una relazione sessuale: ci vanno 3 minuti. Questi semplici accorgimenti non vi faranno smettere di dire cose sessiste, ma intanto eviterete di sembrare degli stupratori.

Illustrazione di Rita Petruccioli

Purtroppo smettere di essere maschilisti non è così semplice. Se qualcuno vi dice di non essere né maschilista né razzista, non dategli retta: siamo tutti maschilisti e razzisti, è per via di come siamo stati cresciuti. Chi pensa di essere femminista perché vuole tanto bene alla mamma, non sa di cosa parla. Razzismo e sessismo sono troppo pervadenti per riuscire a crescere immuni dall’idea che bianco sia meglio di nero e maschio sia meglio di femmina. L’unico modo per provare a distaccarsi da questi dogmi è riflettere molto spesso sulla cosa. Molto spesso, e partendo sempre dal presupposto che la base del pensiero che formuleremo sarà maschilista e razzista, e poi la dovremo correggere. Come imparare una lingua nuova: per moltissimo tempo continueremo a pensare nella nostra lingua madre per poi tradurre. Probabilmente per tutta la vita, e ci resterà un accento. La nostra lingua madre è purtroppo maschilista è razzista. Bisogna tradurre, e sperare che così facendo per abbastanza tempo si arriverà a una generazione che penserà effettivamente nella lingua dell’antisessismo e dell’antirazzismo.