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Collegamento – Intervallo

Le trasmissioni riprenderanno appena avrò capito dove mettere il computer, intanto una roba scritta tempo fa (e mai corretta) e nessun immagine. Buona giornata.

Con quei completi ridicoli – colori chiassosi o mortuari, pessima stoffa, taglio dozzinale, roba che non sarebbe stata bene neanche a un ballerino di danza classica – i venditori di qualcosa – aspirapolvere, connessione a banda larga, salvezza dell’anima, depuratore per l’acqua del rubinetto – sorridendo facevano offerte incomprensibili, che sembravano sempre truffe, anche nei rari casi in cui non le erano.
“Andate via! Non ho bisogno di niente!”
Il vecchio chiuse la porta e boffonchiò tra se, già pentito di non averli insultati.
“Non ho bisogno di niente… che frasi assurde ci impone il parlare comune.”
Aveva bisogno di un sacco di cose in realtà, ma nulla che gli potessero dare gli sconosciuti che avevano suonato alla sua porta.
“Cara Anastasia, che destino il nostro. Aspirare a sempre nuova conoscenza, cercare nell’anima, nell’arte, nella storia e nella scienza per tutta la vita. Incessantemente domandarsi i motivi dell’umano soffrire e dell’umano gioire, e ad ogni risposta sostenere  l’affollarsi di nuovi quesiti. Ritrovarci soli, importunati da mentecatti, costretti agli avanzi, perché ritenuti inutili dalla società e dal tempo in cui viviamo.”
La gatta si volse un attimo, e poi si allontanò flemmatica.
Il professore si accomodò di nuovo davanti alla tv, e ricominciò a bestemmiare per l’assenza di segnale del digitale terrestre.

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