Perché non ho votato alle ultime politiche

se torna luiIn questi mesi di elezioni epocali mi trovo a parlare di politica come non facevo da tempo. Durante la campagna elettorale ho dovuto motivare un paio di volte il mio astensionismo, e quello è stato piuttosto semplice. “Non esistono forze politiche dalle quali mi sento rappresentato”. Ho un minimo di conoscenze scientifiche che rendono poco credibile ai miei occhi l’idea che l’economia possa essere in crescita continua. L’idea stessa di Economia finanziaria mi appare come una buffa superstizione che nega la realtà. Ho alcune idee sulla sessualità e le relazioni che mi portano a pensare che il matrimonio tra omosessuali sia contro natura. Così come il matrimonio tra eterosessuali. Non ho quindi alcun interesse nel regolare i rapporti sentimentali con contratti, che di solito non si riesce a far rispettare neanche nei rapporti professionali. Credo che i problemi vadano definiti, analizzati e risolti un pezzetto alla volta, e spesso per successive approssimazioni. Diffido da chiunque dia risposte semplici a problemi complessi. 
Ho alcune competenze sull’uso di parole, enfasi, ritmo e simboli. Mi permettono di solito di scoprire abbastanza velocemente chi è più occupato a catturare l’attenzione e il favore superficiale di un pubblico, piuttosto che a esporre delle idee a dei cittadini. cabaretNoto poi che le reazioni ai risultati elettorali delle persone a me più vicine, per formazione e tradizione politica e nell’utilizzo del web, hanno confermato un’impressione che avevo da tempo: l’indignazione non è una reazione utile. Può forse scatenare un’azione, ma se dura per più di, boh, 10 minuti, diventa del tutto controproducente. Ci si indigna quando succede qualcosa di inammissibile, di inaccettabile. Indovina un po’, se ti stai indignando vuol dire che è successo, è lì, e continuare a dire che è una cosa che mai e poi mai sarebbe dovuta succedere non lo manderà via. Semplicemente ti renderà impossibile affrontarla, risolverla. Arrivate a casa alle 5 del mattino. Il vostro amico, dopo una serata in cui è dalle 11.00 che gli dite che dovrebbe smettere di bere così, vi vomita sul letto. Avete tutte le ragioni di indignarvi, ma non saCOCKTAILrà l’indignazione a pulire quel macello. Dovrete accettare che il vostro amico è un coglione, che gli volete bene comunque, che è meglio far su tutta la biancheria prima che i fluidi arrivino al materasso. Buttare le lenzuola dentro la doccia, tirare fuori un sacco a pelo e un plaid troppo corto, e dormire qualche ora. Farete tutto questo con un comprensibile nervosismo, ma sarebbe comunque meglio farlo senza sentirsi superiori. Ci sono buone possibilità che la prossima volta che una tipa vi lascerà, lui vi verrà a prendere un mercoledì mattina sulla linea di mezzeria della statale 564, dove state urlando frasi sconnesse dentro un cellulare spento, cercando di  attaccar briga con i guardrail. Capita a tutti di fare cazzate.

Berlusconi è un uomo solo, disperato, ormai vecchio, che non sa più in che modo recuperare un qualsiasi rapporto umano sincero, che non implichi l’uso di denaro. Un uomo che non è un’autorità in nessun campo, che probabilmente non ha più l’affetto dei propri figli, che non può più avere un solo amico sincero, qualcuno per cui piangere. Immagino che ogni rimasuglio di sentimento sia stato affogato negli anni, sempre più in fondo, perché non è con la sincerità che si accumula denaro. Questo vecchio così terrorizzato dall’idea della morte da rendersi ridicolo con ogni mezzo a sua disposizione, molti quindi, è stato per vent’anni il Nemico per metà degli italiani e il Modello per l’altra metà.
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Mi sembra giusto abbia ricevuto un po’ meno di un terzo di preferenze, del resto, qual era l’alternativa? Tutto lo zoccolo duro di Berlu non poteva votare Beppe perché non era candidato, e non può votare a sinistra perché non può. Esattamente come io non posso votare a destra: questioni familiari. Come disse una volta Emiliano a una tipa appena conosciuta: “Io sono comunista” “Vabbé dai, comunista, sei di sinistra…?” “No no, io sono comunista.” “Ma…” “Mio padre è comunista e quindi io sono comunista.” La risposta politicamente più sincera e coerente che si possa dare. A qualsiasi domanda, per di più, perché sei in un certo modo? Per via dei miei genitori, in base al rapporto si è come loro o il contrario. Il problema è complesso. Non si può pensare di risolverlo dicendo: mi indigna chi vota ancora Berlusconi! È ignorante, guarda troppa tv, è cattivo! Queste cose sono forse tutte vere, ma non credo abbia senso prendersela con vostra nonna. Probabilmente non ha potuto accedere ad una formazione adeguata. L’unica cosa che fa è guardare rete quattro dato che nessuno va a trovarla. E nessuno va a trovarla perché è una vecchia inacidita che non riesce a esimersi dal giudicare a sproposito qualsiasi cosa voi facciate. Ma volete davvero odiare la nonna? Mia nonna in effetti è un po’ così, ma ha studiato e non vota per pigrizia. Come me.
trink2Vostro cugino che non ha mai avuto un libro in casa, quello che i professori hanno sempre trattato come un cretino, che a sedici anni è diventato garzone del meccanico all’angolo, e ora lavora come un mulo per comprarsi lo schermo piatto a rate, e pagherebbe  effettivamente uno sbotto di tasse, se le pagasse. Pensate davvero che parlargli di adozioni gay, vegetarianesimo e ripetergli incessantemente quanto sia ignorante aprirà la sua mente?

“Ama il tuo prossimo come te stesso” (cit.) è una cosa che in realtà io ho l’impressione si faccia sempre. Conosco davvero poche persone che amano se stesse serenamente, per quello che sono. Per cui amiamo effettivamente tutto come amiamo noi stessi: di un amore tormentato, insicuro, ossessivo. Quando amare diventa troppo faticoso o doloroso lasciamo semplicemente che tutto scivoli nell’indifferenza, soffocando per prima cosa le nostre aspirazioni, i nostri desideri, negando i nostri sogni. A quel punto iniziamo a fare male a chiunque capiti a tiro, e questo non fa che peggiorare le cose, dimostrando che è sempre e comunque noi stessi che stiamo odiando. Come fare ad amare se stessi. Il problema è complesso, per cui non esistono soluzioni semplici, ognuno deve trovare la propria via, e se nell’infanzia è stato amato quel che basta da sapere di avere un valore no matter what, allora ci sono possibilità che senza farsi distrarre da quello che tutti gli dicono sia giusto e bello fare, troverà quello che vuole fare veramente. Con un po’ di buona volontà e buoni amici continuare tutta la vita a cercare e trovare nuovi modi per stare bene. Sono convinto che la felicità sia molto più semplice da raggiungere rispetto a quello che continuiamo a raccontarci: ognuno dovrebbe fare ciò che ritiene giusto. E, come quando scendono i respiratori sull’aereo, prima mettete il vostro, poi aiutate i bambini. Quando riuscirò a respirare pienamente per qualche giorno di fila, riusRESPIRATOREcendo infine a rilassare il ventre e decomprimere il diaframma, allora credo che sarò in grado di prendermi la responsabilità per qualcun’altro e magari dargli una mano a mettere a posto qualcosa. Fino a quel punto mi sembra già duretta tenermi assieme, e sono sano, ricco, maschio, nel pieno delle mie facoltà fisiche, in una società teoricamente plasmata sulla mie esigenze. Non oso immaginare come se la passi una minoranza. O una maggioranza vessata, tipo le donne.

Bene, ora che abbiamo capito che ognuno è fautore del proprio stato psicofisico e parzialmente responsabile di quello dei propri figli, possiamo dire che Berlusconi non c’entra un cazzo con il fatto che vi metta tristezza guardarvi allo specchio la mattina. Torniamo alla politica. Con lo stratificarsi della cultura gli esseri umani hanno sviluppato una così ampia varietà di stili di vita da rendere davvero difficile pensare a un sistema di amministrazione degli ambiti di interesse comune che sia sensato, non dico per tutti, ma almeno per tutti quelli che ci stanno dentro con la testa, che vivono nel presente. Non puoi dare corda a dei monarchici o a dei fascisti o a dei cattolici o a dei comunisti. È gente che vive nel passato. Anzi, in un’idea di passato. Tutti quelli che pensano che sia esistita un’età dell’oro, in cui le cose andavano meglio di ora, non dovrebbero votare. Lasciate perdere il presente, fate una bella collettona e mettete un po’ di gente a lavorare su una macchina del tempo. Andate a controllare se effettivamente si stava meglio quando si stava peggio. Ma mi raccomando, niente vaccino del vaiolo prima di partire, non vorrete andare a fare gli anacronistici nel vostro periodo storico preferito.
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Anche tra noi gente alla quale piace vivere è difficile mettersi d’accordo, per cui ogni questione andrebbe affrontata con un po’ di serenità senza dare per scontato che qualsiasi idea che non sia la nostra sia sbagliata. Tutto questo si scontra con la realtà, me ne rendo conto. Mentre aspettiamo che le persone che vivono il presente diventino un numero ragionevole per poter eleggere un governo che dica che non c’è alcun bisogno di un governo, gestitevi un po’ come meglio credete, è necessario scendere a dei compromessi che vadano in quella direzione.

Questo compromesso è Renzi. Lo so, è buffo dopo tutti questi discorsi utopici tirare fuori un nome, ma è così. Renzi è una persona che dà l’impressione di poter raggiungere un numero di consensi tali da permettergli di governare e non è Berlusconi. In pratica la cosa migliore nella politica italiana da 20 anni.
E però non va bene perché pur appartenendo ad uno schieramento di sinistra in realtà potrebbe essere di destra. Ma davvero essere di sinistra è una cosa che ha valore di per se? In Italia abbiamo avuto una dittatura fascista, considerata di destra, in altri paesi hanno avuto dittature comuniste, considerate di sinistra. Forse è arrivato il momento di dire che le dittature non sono né di destra né di sinistra. Altrimenti non sarebbero dittature: destra e sinistra sono valori relativi che si possono apprezzare solo in presenza l’uno dell’altro. Se percorrete una strada a senso unico senza incroci e con due muri ai lati, siete a destra o a sinistra rispetto a cosa? La differenza di percezione è data di solito dai gusti cromatici dei leader. Rosso per la sinistra sanguigna e nero per le destra che sta bene su tutto. In Italia ci siamo convinti che sinistra e destra siano valori assoluti a cui aggrapparsi, quando è evidente che le persone che risiedono in questa striscia di monti in mezzo al mare, non hanno la più pallida idea di cosa sia la democrazia. Probabilmente essere una colonia di qualcuno a caso fino a 150 anni fa ci ha abituato ad avere un atteggiamento coloniale con noi stessi. Con le nostre stesse risorse. La parcellizzazione del territorio, suddiviso in stati e staterelli fino all’altro ieri, ha radicato così profondamente l’idea che un chilometro da casa non sia più roba di nostro interesse, da renderci totalmente impermeabili al concetto di Bene Comune. In più non c’è ancora stato un allontanamento radicale dal concetto di latifondo, del resto 150 anni per una nazione sono un tempo ridicolo. Stiamo sempre a dire robe sugli Stati Uniti senza Storia, e sono una nazione da prima di noi. L’usucapione viene considerata un furto da signore in treno, che si lamentano del loro pusillanime marito che non reclama il possesso di un pezzo di terra di cui nessuno si è interessato negli ultimi 30 anni. Terreni che non si sa neanche dove siano, nei quali non si vuole andare, gira il cazzo se uno che vive lì a fianco ci fa un orto. Dice ma poi magari ci costruisce un palazzo orribile. Ma quello sarebbe un abuso edilizio, non si può fare perché è illegale, non perché un tuo trisavolo era un figlio di puttana che ha accentrato ricchezze sfruttando l’ignoranza dei compaesani. Che è poi l’unico motivo per cui tu puoi in qualche modo accampare diritti su terre che non hai mai visto.MUSSOLINIIn questo paese così poco avvezzo al confronto per raggiungere obbiettivi comuni, quando inizia il dibattito politico è sempre riguardo a persone. Persone che hanno come unica abilità riconosciuta quella di parlare in pubblico e apparire in talk show. In che modo essere bravi a parlare in pubblico sia legato alle capacità amministrative è del tutto incomprensibile. Se sei bravo a catturare l’attenzione di una folla sappiamo di te una cosa: sei bravo a catturare l’attenzione di una folla. Nient’altro. Se sei un grande musicista, sei un grande musicista. Nessuno pensa che tu debba essere preparato nella gestione di una crisi internazionale relativa all’aumento della produzione di latte. Pare che questo funzioni per i “grandi” oratori invece, dato che questo è l’unico criterio con cui decidiamo di dare la nostra preferenza a questo o quel candidato. E non mi dite che in realtà le Idee, uno condivide le Idee. No. Se c’era ancora qualche dubbio, lo ha levato il fatto che non si fa altro che dire che ha vinto Grillo, che non era neanche candidato, era quello che parlava al posto di quelli che sono effettivamente in parlamento. Di cui nessuno sapeva niente. Non mi parlate di programmi. Nei programmi ci sono sempre scritti, male, troppi obbiettivi, e mai il modo per raggiungerli. Ci sono delle blande ideologie, per lo più immaginate, con le quali decidiamo di ammantare le persone che parlano nel modo che ci emoziona di più.

TVC’è la speranza che Renzi sia una persona che è almeno contemporanea a se stessa, non particolarmente populista, e lo ripeto, potrebbe vincere e non è Berlusconi. Davvero abbiamo bisogno di più di questo? 
Un governo che faccia delle leggi. Io vorrei un governo che prenda delle decisioni. Da quando ho memoria nessuno ha fatto niente. Tergiversano. Lo so perché io sono un campione del non far niente, li riconosco a naso quelli come me. Chiacchierano, fanno progetti, hanno idee, costruiscono, si indignano. Sto quasi scrivendo un romanzo, aspetta che fondo una casa editrice, un attimo che metto a posto gli appunti e faccio il fumetto della Storia. Io le cose le faccio per bene, mica come quello lì. Poi, stringi stringi, che ho fatto? Poco, niente di imprescindibile, e chiesto soldi a mamma. E uguale questi capaci ad intercettare le telecamere dei telegiornali: dicono cose. Di solito in un italiano incomprensibile per totale mancanza o eccesso di ricercatezza. Chiacchierano. Stringi stringi negli ultimi vent’anni? Poco, niente di imprenscindibile e chiesto soldi a tutti. Qua siamo ben oltre il “dì qualcosa di sinistra”. No, non dire niente, fai qualcosa. Qualsiasi cosa. Anche se non è di sinistra, ma fai qualcosa che abbia un impatto sulla nostra vita quotidiana e che non sia semplicemente “chiedere più soldi a mamma”. Fatemi vedere che siete in grado di definire un problema, analizzarlo e trovare una soluzione. Un problema qualsiasi, piccolino, una cosa piccola, partiamo da una cosa piccola. Tutti dibattono sulla crisi economica internazionale come se fosse davvero un problema alla portata di qualcuno. Non è alla portata di nessuno, se no non sarebbe una crisi e non sarebbe internazionale. Quella roba è andata, possiamo smettere di parlarne. Risolviamo piccoli problemi, uno alla volta. Scopriremo che sono collegati ad altri problemi, e che le soluzioni saranno sempre parziali e non completamente soddisfacenti, ma almeno inizieremo a capire quali cazzo sono i problemi. Non cifre palesemente a caso, citate senza sistemi di riferimento, accrocchi di lettere sputate come bocconi avariati in faccia a quello di fronte nel salotto televisivo, parole di cui nessuno sa con precisione il significato.

Come unica risposta vincente al populismo Forza Italia, è arrivato il populismo Via Tutti. Il populismo definitivo. Dì che sono tutti cattivi, ma non noi, gli altri, e parcellizza la comunicazione di modo che ognuno trovi il suo pezzettino di cose in cui crede. Che siano gatti da salvare o immigrati da scacciare poco importa basta che sia eco sostenibile. Per quelli a cui interessa che sia eco sostenibile, se no abbiamo anche pacchetti anticrisi, soldi per tutti, decrescita felice, nessun compromesso con il palazzo. Mescola e trova quello più bravo di tutti a parlare al pubblico. Uno che di mestiere fa quello. Il populismo definitivo, oltre questo non c’è niente. Siamo al minimo. Lo abbiamo raggiunto, da qui, può solo migliorare. Se peggiora bisogna andare sui monti con i fucili, per cui, per l’amor di dio, non facciamola peggiorare. Perché io sui monti ci vado anche, cosa fai non ci vai con tutti i discorsi di antifascismo che hai fatto con nonna, ma sui monti fa freddo e sono sicuro che l’unica cosa a cui riuscirò a sparare sarà un mio piede. _prova

Per cui Beppe, fai il favore, io lo so che te non volevi arrivare a questo, solo che ti sei trovato protagonista dello spettacolo definitivo, quello in cui tutto il Paese guarda te che fai lo scemo. È il sogno di qualsiasi comico, capisco che tu abbia ceduto. Ora basta però. Hai vinto, sei il Comico, l’imbonitore totale, il campione dell’arringa. Solo che non fa più ridere, le battute si sono rotte. A volte succede, quando passi quella linea, che non ha niente a che fare con la volgarità, ma a che fare con la banalità. Ora le battute le anticipano anche quelli accompagnati dagli assistenti sociali. Non si coglie più l’ironia della situazione. Sipario. Sipario. Sipario.

E poi, se ricapita l’occasione di andare a votare, votiamo chiunque dia l’impressione possa prendere il 50,5% e non sia palesemente un demagogo, destra o sinistra a questo punto è del tutto ininfluente. Che se ne stia lì 5 anni a fare figure di merda, a che ci stia. E dopo vediamo se ha fatto qualcosa o no. Ho già detto qualsiasi cosa? Ecco, qualsiasi cosa, e che se ne assuma la responsabilità, come si fa tra adulti. Anche quando si chiedono soldi a mamma.

terremoto finanziario

*Gerorge Carlin – 40 Years of Comedy – Traduzione: Comedy Subs.

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