Radiografia – Riccardo Bucchioni

“Belin, fanti, l’ è arivà Varol“. La voce è rauca, il tono sarcastico e il volume alto quel tanto che basta per farsi sentire dal diretto interessato. Se avete delle velleità artistiche e conoscete Las Pezia, questa potrebbe essere una frase chiave della vostra vita. Se Riccardo fosse nato da qualche altra parte lo avrebbero sfinito di complimenti, stand e contro stand, e “mi fai una firma?”. Il Bucchio invece è di Rebocco, periferia spezzina. Se siete pratici del posto e avete un presente o un passato nell’underground locale lo conoscete già, molto probabilmente, come “il Bucchio”. E uan, e tu, e uan tu tri for: ha spillato birre per miliardi di punkettoni e rockers allo Shake, disegnato, pogato, disegnato, si è tatuato metà corpo, disegnato, miliardi di birre per, disegnato, pogato. Spilla birra ancora, con parsimonia, alla Skaletta. Il Bucchio fa l’unico lavoro che un artista può fare alla Spezia: il barista. La città si impegna a stroncare, affossare, dimenticare le perdite di tempo. Sa bene che disegnare costa fatica. È un sussurro continuo: chi te lo fa fare, non ce la farai mai, l’universo è una merda. Sarà per questo che è la capitale punkrock italiana. E il Bucchio, che nella capitale c’è cresciuto, semplicemente se ne fotte e tira avanti. Inizia  illustrando soprattuto copertine, prima per gruppi punkrock della zona per arrivare poi oltreoceano. Ha provato a fare fumetti, di quelli canonici, con le tavole pulite e la griglia squadrata come si deve. Niente, sembra di essere al bar: “Cazzo è? Un lavoro? Ce l’ho già”. Meglio le illustrazioni. Più libertà. Il lavoro di Riccardo è meticoloso e paranoico. Il risultato è una PopRockArt, Rock. Biiis, legera, biiis.

Riccardo Bucchioni by Samuel Daveti on Grooveshark

Il Bucchio è abitudinario, non si sposta di un passo, non porta book in giro alle fiere. Lavora da casa e paga una flat di internet.

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