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Cave Canem #09

“Vedete, bambini” dice il piccolo cinese scatarrando su un pezzo di corteccia marcia attaccata ad un rametto secco, “non ci vuole molto: tutta questione di pazienza”. Infatti il piccolo, vecchio cinese pesca dalla tasca dei suoi profondi pantaloni un rotolo di carta stagnola, ne passa un pezzo lungo intorno alla corteccia che ha appena appiccicato al ramo del suo abete, assicurandocela, stringendo bene, e fa tutto con mooolta calma. 

I bambini fissano il piccolo, vecchio, glabro cinese che si porta le mani dietro la schiena, fa scivolare lo sguardo compiaciuto sul suo capolavoro per tutta la sua lunghezza – uno scricchiolante abete tutto ricoperto di piccoli cocuzzoli argentati, che scintillano con opaca sicurezza – e dice: “Un bonsai è come un fiore che cresce sul tetto di un garage, nasce dal niente, un giorno non c’è e il giorno dopo è lì.” 

Il piccolo, vecchio, glabro, sorridente cinese fa segno ai bimbi di alzarsi, ma loro rimangono lì, a bocca aperta, rapiti dall’ombra dell’enorme abete che si piega, si spezza con un urlo sotto il peso dei suoi rametti adottivi. 

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