Una piccola storia di censura e altre considerazioni.

Recentemente mi è arrivata questa mail:

Ciao Checco,

Siamo due ragazze di perugia che hanno deciso di scriverti per raccontarti un fatto che ci è accaduto circa un paio di anni fa. Innanzitutto complimenti per il tuo lavoro di fumettista, hai uno stile e dei soggetti molto significativi che colpiscono e rimangono impressi. In particolare abbiamo trovato alquanto interessante il tuo lavoro: “il futuro è nelle nostre mani”. E proprio da questa tua tavola inizia la “nostra storia”.

Nel dicembre 2012 in alcune fra le scuole superiori e i licei della zona diil f1 Perugia, in seguito a manifestazioni contro il ministro Profumo e i tagli all’istruzione, è stata presa la decisione di occupare gli edifici scolastici. In particolare il nostro liceo scientifico ha occupato per una settimana, durante la quale venivano svolti laboratori e attività di vario genere, proposte da studenti. Noi abbiamo proposto di riprodurre questo tuo disegno, poiché lo trovavamo particolarmente adatto al momento di crisi, in parte per la sua componente pessimistica e in parte contraria proprio per sensibilizzare i nostri coetanei, e non solo, circa la necessità di fare qualcosa, di attivarsi realmente, per il nostro futuro.

Presa l’attrezzatura e radunati un po di compagni, abbiamo riprodotto il disegno a tempera in tre pannelli: fin qui tutto bene. I problemi sono iniziati dopo l’esposizione di questo lavoro nell’aula magna della scuola (premessa: naturalmente ci era stato dato il permesso di appenderlo). Ma dopo un paio di mesi siamo state convocate dal preside e dal suo vice che ci hanno riferito che il nostro disegno era inappropriato, troppo pessimistico e aveva colpito sensibilmente alcuni prof e genitori, durante gli open day. (Una prof si è addirittura permessa di staccare l’ultimo pannello per occultare, ottusamente, il messaggio che portava). Non ti annoieremo con tutti i particolari sulla trafila che è seguita per i seguenti due anni: continue lamentele, la richiesta (da parte del preside) di accostare al disegno incriminato un altro disegno, diciamo, “positivo-riparatore” e infine la copertura del nostro disegno con un cartellone. Abbiamo lottato contro quel cartellone: per noi significava non solo una presa in giro ma soprattutto un’esplicita censura da parte di coloro che in teoria dovrebbero insegnarci la libertà di pensiero e di parola (riguardo a questo ci siamo lette anche parte della costituzione: art 21 e 33); ma anche dopo le nostre continue richieste di scoprire il disegno, quel cartellone è rimasto lì, al suo posto di occultatore. Conclusione: siamo giunte alla decisione definitiva di toglierlo dalla scuola. Ora è tristemente appoggiato dietro un armadio a casa di una di noi, con la sconfitta da parte nostra, ma forse anche da parte di tutti coloro che hanno preferito chiudere gli occhi, coprire la verità, fingere che vada tutto bene. Tuttavia di recente ci stiamo nuovamente attivando: stiamo pensando, naturalmente se tu ci accordi il tuo permesso, di regalare il disegno ad una mostra pubblica (a libero ingresso) accompagnato dalla sua storia (la nostra storia) e ovviamente citando te come autore e, nel caso tu voglia, anche il tuo parere sul fatto.

Grazie per averci dedicato la tua attenzione.

Giulia Mazzasette e Ambra Binella

il f3Due parole le vorrei aggiungere.

Nel merito della censura, sono convinto che sia il gesto di persone divorate dalla paura, che non hanno altra risorsa se non quella di far sparire le possibilità di discussione. L’immagine censurata a Perugia è evidentemente una provocazione, l’oggetto del contendere non sono le mani tagliate (evidentemente)… è piuttosto una semplice metafora del periodo in cui transitiamo. Negare la possibilità di accedere all’istruzione, l’impossibilità di svolgere un lavoro retribuito in maniera decorosa che ti permetta di emanciparti come individuo, per non parlare dell’impossibilità di accendere un mutuo in banca per l’acquisto di una casa, piuttosto che finanziare una azienda, sono l’oggetto del contendere. Quanti anni di crisi sono passati e quanti ancora ci sono promessi giornalmente dai nostri governanti?

Il futuro è nelle nostre mani. Queste benedette mani, sinonimo generalmente riconosciuto del “Lavoro”, non sono più neanche legate, sono scomparse. Le mani che ciondolano sui fianchi, sono quelle dei tanti disoccupati Italiani. E qui l’iperbole, l’esagerazione, “l’invenzione artistica”. Che l’immagine sia violenta ci può stare, che sia pessimistica… avrei da obbiettare.

Fin tanto che due giovani donne si prenderanno la briga di riprodurre un’immagine di un illustratore sconosciuto, utilizzando il proprio tempo per comunicare e non per distruggere, fin tanto che dei giovani sceglieranno i propri immaginari, le proprie immagini, svicolando dalle parole d’ordine dei mezzi di comunicazione di massa… c’è speranza! L’immagine di cui discutiamo è stata disegnata da me e rilasciata dal gruppo di fumettisti mammaiuto.it che settimanalmente pubblicano gratuitamente sul web immagini singole, strisce, tavole a fumetti e quant’altro, convinti della salvifica: Libera Circolazione dei Contenuti. Questa storia è emblematica di cosa significhi mettere a disposizione gratuitamente immagini e pensieri: condividere, discutere, moltiplicare le voci, anche per non sentirsi, almeno qualche volta, soli. I fruitori delle immagini sono a loro volta diventati produttori di altre storie e di altri sentire, si sono poi operate per rintracciarne l’autore, e con lui contribuire a un immaginario composto, ibrido, eterogeneo ma condiviso. Il cerchio si chiude, e immediatamente si apre di nuovo.

Checco Frongia